Sulla pedana d’autobus antica

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(1998) per voce recitante e piccolo organico strumentale

  1. Notazioni; II. Esclamazioni; III. Parti del discorso; IV. Canzone; V. Interiezioni;
  2. Botanico; VII. Ingiurioso

Testi di Raymond Queneau

Traduzione di Umberto Eco

Prima esecuzione parziale Castelnuovo ne’ Monti, 12 marzo 1998
Icarus Ensemble

Prima esecuzione integrale Montepulciano, 1 agosto 1998
Icarus Ensemble

Edizione Ricordi

Partitura (138051)

Organico fl/fl in sol/ott, cl in sib/cl b/cl picc in mib, perc, pf, vl, vc

Durata 18’ ca.

 

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Descrizione

La composizione Sulla pedana d’autobus antica, per voce recitante e piccolo organico strumentale, è costituita da sette pezzi brevi, costruiti sulla base di altrettanti “esercizi”, da me estrapolati dai novantanove che compongono gli Esercizi di stile di Raymond Queneau. Il testo utilizzato è quello in traduzione italiana realizzato da Umberto Eco. Decisamente significative mi sembrano peraltro alcune frasi tratte proprio dalla introduzione di Eco alla raccolta di “esercizi”.

 

«Ho letto da qualche parte che Queneau ha concepito l’idea degli Exercices ascoltando delle variazioni sinfoniche […]. In ogni caso Queneau ha deciso non solo di variare grammaticalmente sul tema musicale, ma anche sulle condizioni d’ascolto.

[…] Ciascun esercizio acquista senso solo nel contesto degli altri esercizi, ma appunto di senso bisogna parlare e quindi di contenuto, e non solo di divertimento dovuto alla meccanica metaplastica, per quanto delirante essa sia.

[…] Diciamo che Queneau ha inventato un gioco e ne ha esplicitato le regole nel corso di una partita, splendidamente giocata nel 1947. Fedeltà significava capire le regole del gioco, rispettarle, e poi giocare una nuova partita».

 

Nella mia “nuova partita”, i sette esercizi scelti per Sulla pedana d’autobus antica sono musicalmente reinventati mediante una grande attenzione nell’ideazione di sonorità e di costruzioni sintattiche che scorrano su binari paralleli a quelli testuali. L’ampiezza e la varietà dell’iter musicale, in continua trasformazione, e le diverse sfaccettature del testo costituiscono una costante all’interno della composizione. Una tale variabilità, collegata a determinate scelte compositive, dovrebbe consentire di percepire figure e gesti diversi in una stessa prospettiva, o anche di cogliere il senso di un solo evento in una luce sempre differente.

Drammaturgia musicale e drammaturgia narrativa si muovono parallele e si identificano nei “tempi lunghi” e nel disegno complessivo, laddove i singoli momenti possono mantenere una propria autonomia ed entrare, a volte, provocatoriamente in conflitto tra loro. (Sonia BO)

 

 

Testi di Raymond Queneau da Esercizi di stile

Traduzione di Umberto Eco

 

1) Notazioni

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

 

2) Esclamazioni

Perbacco! Mezzogiorno! Ora di prendere l’autobus! quanta gente! quanta gente! che ressa! roba da matti quei tipi! e che crapa! e che collo! settantacinque centimetri! almeno! e il cordone! il cordone! mai visto così! il cordone! bestiale! ciumbia! il cordone! intorno al cappello! Un cordone! roba da matti! da matti ti dico! e guarda come baccaglia! sì, il tipo cordonato! contro un vicino! cosa non gli dice! L’altro! gli avrebbe pestato i piedi! Qui finisce a cazzotti! sicuro! ah, no! ah, sì, sì! forza! dai! mena! staccagli il naso! dai di sinistro! cacchio! ma no! si sgonfia! ma guarda! con quel collo! con quel cordone!

Va a buttarsi su un posto vuoto! ma sicuro! che tipo! Ma no! giuro! no! non mi sbaglio! è proprio lui! laggiù! alla Cour de Rome! davanti alla Gare Saint-Lazare! che se ne va a spasso in lungo e in largo! con un altro tipo! e che cosa gli racconta l’altro! che dovrebbe aggiungere un bottone! ma sì! un bottone al soprabito! Al suo soprabito!

 

3) Parti del discorso

Articoli: il, la, gli, un, dei, del, al.

Sostantivi: giorno, mezzogiorno, piattaforma, autobus, linea, parco, Monceau, uomo, collo, cappello, gallone, posto, nastro, vicino, piede, volte, passeggeri, discussione, luogo, ora, stazione, Saint-Lazare, conversazione, amico, sciancratura, soprabito, bottone.

Aggettivi: posteriore, completo, circondato, grande, libero, lungo, intrecciata.

Verbi: scorgere, portare, interpellare, pretendere, fare, camminare, montare, scendere, abbandonare, gettarsi, rivederlo, dire, ridurre, fare, risalire.

Pronomi: io, lui, suo, costui, quello, che, chiunque, qualche.

Avverbi: poco, vicino, forte, apposta, altrove, rapidamente, più, tardi.

Preposizioni: di, a, da, in, con, su, per, fra, tra.

Congiunzioni: e, o.

 

4) Canzone

Sulla pedana d’autobus antica

pollastro solitario sopra l’Esse

sussulti e vai, nel pieno mezzogiorno,

il collo lungo come lunga calle.

Al cappello d’intorno

brilla una treccia che un gallone tesse

si che al vederla mi s’aggriccia il core.

Odo costui belar con gran lamenti

e dir dei suoi scontenti e di sue pene

a un tizio che gl’infligge gran martiri.

Basta che quei poi gelido lo miri,

ed ecco con gran voli

il pollastro s’assiede a larghi passi,

s’insinua, e scarsi spassi

si concede, quel collo lungo in fiore.

Ohibò, che parapiglia!

Né lo scordo e l’oblio:

ben tosto lo ravviso

lontan dalla Bastiglia,

passante, io non so come,

e un esteta assai strano

rimiro di lontano

che un botton gli consiglia, verso sera,

di spostare al paltò di primavera…

 

5) Interiezioni

Psst! Ehi! Ah! Oh! Hum! Ouf! Eh! Toh! Puah! Ahia! Ouch! Ellalla’! Pffui! No!? Sì? Boh! Beh? Ciumbia! Urca! ma va!

Che?!! Acchio! Te possino! Non dire! Vabbé! Bravo! Ma no!

 

6) Botanico

Dopo aver fatto il porro sotto un girasole fiorito, m’innestai su un cetriolo in rotta orto-gonale. Là sterrai uno zucchino dallo stelo inverosimilmente lungo e il melone sormontato da un papavero avvolto da una liana. E questa melanzana si mette a inghirlandare una rapa che gli stava spiaccicando le cipolle. Datteri! Per evitar castagne alla fine andò a piantarsi in terra vergine.

Lo rividi più tardi al mercato ortofrutticolo. Si occupava di un pisellino proprio al sommo della sua corolla.

 

7) Ingiurioso

Dopo un’attesa repellente sotto un sole ignobile, sono finito su di un autobus immondo infestato da una banda di animali puzzolenti. Il più puzzone tra questi puteolenti era un foruncoloso dal collo di pollastro che metteva in mostra una coppola grottesca con uno spago al posto del nastro. Questo pavone si mette a ragliare perché un puzzone del suo stampo gli pesticchiava gli zoccoli con furore senile. Ma si è sgonfiato presto ed è andato a defecarsi su di un posto ancora sbagnazzato del sudore delle natiche di un altro puzzone.

Due ore dopo, quando si dice la scalogna, mi imbatto ancora nello stesso puzzolente puzzone che sta ad abbaiare con un puzzone più puzzone di lui, davanti a quel monumento ributtante che chiamano Gare Saint-Lazare. E tutti e due i puzzoni si sgocciolavan saliva addosso a proposito di un merdosissimo bottone. Ma che quel suo foruncolo salisse o scendesse su quella mondezza di cappotto, puzzone era e puzzone rimaneva.

 

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