Filastrocche del cavallo parlante

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(1995-2001) per voce recitante, coro di voci bianche (o coro femminile) e quindici strumenti

Testo di Gianni Rodari

Commissione Orchestra Verdi

Prima esecuzione Milano, Auditorium, 17 marzo 2001

Caterina Carlini voce recitante

Coro e Orchestra Verdi

Giorgio Bernasconi direttore

Edizione Sconfinarte – Collana SIMC – ES 193

Organico fl/ott/fl in sol, ob, cl/clb, fg, cr, tr, trb, 2 perc, arpa, pf, 2vn, vla, vc, cb

35′ ca.

  1. Il dittatore (2001) per voce recitante e quindici strumenti (fl/ott/fl in sol, ob, cl/clb, fg, cr, tr, trb, 2 perc, arpa, pf, 2vn, vla, vc, cb)

5’ ca.

  1. Il bastimento (2000) per coro di voci bianche e otto strumenti (2 perc, arpa, pf, 2vn, vla, vc, cb)

7’30’’ ca.

  1. Come si chiamano gli uccelli (1996) per voce recitante, dieci strumenti (ott/fl in sol, ob, cl, fg, cr, tr, trb, perc, arpa, pf), fischietto e richiami

4’ ca.

  1. Pronto, chi fischia? (1995) per clarinetto parlante

1’30” ca.

  1. La minestra (1996) per voce recitante, coro di voci bianche, dieci strumenti (fl, ob, cl, fg, cr, tr, trb, perc, arpa, pf) e pentole da cucina

4’ ca.

  1. Il gentiluomo di Livorno (2001) per voce recitante, quindici strumenti (fl/ott/fl in sol, ob, cl/clb, fg, cr, tr, trb, 2 perc, arpa, pf, 2vn, vla, vc, cb) e lingua di suocera

5’ ca.

  1. Re Federico (2000) per voce recitante, coro di voci bianche, quindici strumenti (fl/ott/fl in sol, ob, cl/clb, fg, cr, tr, trb, 2 perc, arpa, pf, 2vn, vla, vc, cb) e palloncini

6’ 30’’

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Descrizione

Nell’autunno del 1995 cominciò a delinearsi il progetto relativo alle “Filastrocche del cavallo parlante”. Poco tempo prima, nel settembre, avevo scritto, su commissione del Festival Antidogma di Torino, un brevissimo pezzo per clarinetto , “Pronto, chi fischia?, sulla base dell’omonima filastrocca di Gianni Rodari. La composizione doveva essere eseguita, insieme ad altre, in occasione di una mostra di terracotte sonanti, di fischietti dipinti a mano provenienti da tutte le regioni italiane. Mi ero orientata, pertanto, verso la stesura di un brano, per clarinetto “parlante”, nel quale, all’insegna  del divertimento, l’esecutore svolgeva la doppia funzione di clarinettista e di voce recitante.

Nel momento in cui il Direttore del Conservatorio di Piacenza mi chiese di scrivere dei pezzi che potessero assere presentati ad un pubblico di ragazzi, se non addirittura di bambini, mi parve naturale attingere, ancora una volta, al celebre volume di Rodari, “Filastrocche in cielo e in terra” e,  in particolare, alla raccolta “Le filastrocche del cavallo parlante”, da cui la composizione trae il proprio titolo. Il lavoro si articola in sette brevi brani, eseguibili anche separatamente, composti sulla base di altrettante filastrocche. L’organico massimo, che compare in tre dei sette pezzi ed è costituito da una voce recitante, un coro di voci bianche e dieci strumenti (quintetto di fiati, tromba, trombone, arpa, pianoforte  e percussione), bene si presta anche a realizzazioni all’aperto.

Condizioni irrinunciabili sottese alla stesura delle “Filastrocche del cavallo parlante” sono state, da una parte, come si è detto, il riferirsi ad un pubblico di bambini, dall’altra il tenere conto che i primi esecutori sarebbero stati alcuni allievi del Conservatorio di Piacenza. Questo comportava che le difficoltà strumentali  fossero contenute, dal momento che, pur trattandosi di alcuni tra i migliori studenti del Conservatorio, per alcuni si trattava della prima esperienza di musica contemporanea. Per quel che riguardava invece il problema della fruizione da parte di un pubblico di bambini, ancora una volta mi vennero in aiuto, a consolidare quella che già era una mia idea sul taglio compositivo da dare al pezzo, alcuni scritti di Rodari. Illuminanti, per esempio, le seguenti affermazioni: “I bambini capiscono più di quel che sospettiamo, sono disponibili per ogni audacia, non soffrono di schematismi, ignorano i regolamenti ufficiali dei generi letterari, apprezzano l’umorismo, adorano i giochi di parole, distinguono a occhio nudo le immagini piene da quelle vuote, le fantasie ben nutrite di realtà da quelle puramente automatiche…”.

Ferma restando  l’idea di musica scritta per ragazzi (nel doppio ruolo di pubblico da coinvolgere in un ascolto attivo ed esecutori da interessare), fin dall’inizio il progetto ambizioso, una sorta di scommessa, è stato per me quello di travalicare i limiti di partenza e di concepire il lavoro, che poggia le proprie fondamenta sulla base dell’ironia, della comicità e del divertimento, non solo come “musica per l’infanzia”. Intendevo, in altre parole, pormi, come utopistico obbiettivo, il raggiungimento, sul versante musicale, di un esito analogo a quello delle Filastrocche di Rodari, che, indirizzate a piccoli lettori, continuano ad entusiasmare anche un pubblico adulto.

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